Mercoledì 7 maggio alle 19:30, nell'auditorium del Monastero dei Benedettini, sarà proiettato il film di viaggio Même père même mère diretto da Alessandro Gagliardo, Giuseppe Spina e Julie Ramaioli. L'evento, prodotto dalla Malastrada.film, è organizzato in collaborazione con la Facoltà di Lingue e Letterature straniere, con il sostegno di: Centro Ghelawe, Laboratorio Pasolini e Arci Catania.
Même Père Même Mère (Francia/Italia/Burkina Faso 2008, 82 minuti) è l’affresco contemporaneo di uno stato africano, un viaggio in Burkina Faso nel ventesimo anniversario dall'omicidio del presidente Thomas Sankara. Même Père Même Mère è l'espressione usata in parecchi paesi africani per distinguere il fratello "amico" dal fratello "di sangue". La spiegazione del titolo è velata lungo ogni livello del film, nella figura del viaggiatore come nel pensiero (rappresentato) di Sankara. Thomas Sankara aveva poco più di trent'anni quando prese il potere in Burkina Faso: era un giovane rivoluzionario che rinnovò un intero stato in soli 4 anni, riformando ogni aspetto sociale ed economico della sua terra. Fu ucciso nell'ottobre del 1987 da Blaise Campaore, attuale presidente, sebbene ancora oggi nel certificato di morte si legga "deceduto per morte naturale".
Même père même mère, diretto da Alessandro Gagliardo, Julie Ramaioli e Giuseppe Spina,del gruppo indy siciliano Malastrada, è un film che sa collocarsi con rispetto dentro quello spazio geografico e culturale (così spesso molestato e violentato) senza paternalismi esotico-marines. Un film poetico rivoluzionario, eccitante e disperato, a cromatismi batik come se a dipingerlo fossero i bambini della Montessori d’era elettronica, che intreccia varie esplorazioni e avventure dell’occhio e della mente (un gruppo di italiani va in Burkina Faso, ma solo uno di loro, un cooperante, sa davvero di che si tratta) con un inusuale amore per un territorio non più misterioso e fantasmatico del nostro, che sa affascinare e trasformare per la sua ricchezza, nonostante siccità, il corruttore Campaorè, la durezza dello zappare la terra, la messa fuori legge dei sindacati, lo sterminio degli oppositori politici e perfino la perdita, sul finale, di una chiave (di lettura?). Eppure, come ci spiega il titolo, i “viaggiatori per caso” sapranno risalire dalla notte allucinata verso una compassione intima e danzante e il film diventerà a poco a poco un lucido e commosso omaggio alla lungimiranza del presidente rivoluzionario, assassinato dal mondo ricco, Thomas Sankara. I cui testi, variamente e leggiadramente interpolati, e tagliati da altre voci off (diari di viaggio, interviste volanti, riflessioni,…) accompagnano come un refrain questa esplorazione enigmatica, mai coloniale…: “Devo avere la forza di capire - dice una donna che si incorpora in Sankara - che gli stessi diritti umani sono uno strumento degli imperialisti, a garanzia etica del loro sistema. Sono l’invenzione di un’ elite dalla doppia faccia che vuole mettersi nei panni di chi soffre. Un povero non pensa mai ai propri diritti..."
Il collettivo catanese di produzione dal basso o di questa Malastrada, sulla scia dei fratelli maggiori di Cane Capovolto, sta cambiando i connotati al nostro cinema indipendente, o meglio autonomo. Intanto è una unità mobile, legata a tensioni politiche transnazionali, più che a un territorio monoculturale imprigionante (si è pure trasferita per qualche anno a Marsiglia). Poi, produttivamente e distributivamente, è una struttura leggera e, più che autarchica, libera. Si autofinanzia infatti tramite meccanismi di cooperazione, e, attraverso la vendita diretta delle proprie produzioni su internet (ogni film € 10) può non ricorrere all’aiuto di chi interverrebbe, anche creativamente, e soprattutto pesantemente, sui propri lavori, in cambio di qualche saletta sparsa off e off. E’ per questo che sta diventando un punto di riferimento pragmatico per giovani cineasti ultrà. (Sognando Ouaga - Tek, Malastrada e Thomas Sankara di Roberto Silvestri)
(07 maggio 2008)