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Oh! Dolci baci o languide carezze

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Giovedì 12 novembre alle 19 alle Ciminiere - Galleria D’Arte Moderna - retrospettiva cinematografica, mostra, convegno sulla passione amorosa al cinema. Ingresso libero

Giovedì 12 novembre alle 19 alle Ciminiere - Galleria D’Arte Moderna - si terrà una retrospettiva cinematografica, mostra, convegno sulla passione amorosa al cinema dal titolo Oh! Dolci baci o languide carezze. La mostra sarà visitabile fino al 6 dicembre.  La direzione artistica è a cura di Sebastiano Gesù. L'ingresso è libero.

Seguirà venerdì 13 novembre alle 16 alle Ciminiere - Galleria d’arte moderna - un convegno dal titolo La passione amorosa tra cinema e psicanalisi. Parteciperanno: Simona Argentieri, Fernando Gioviale, Elio Girlanda, Sebastiano Pennisi, Stefania Rimini, Rita Verdirame, Sebastiano Gesù.

Programma rassegna cinematografica
12 novembre
ore 19.30
Adele H. di François Truffaut 1975, 96’
Un’anima divisa in due, 1993, 122’
13 novembre
ore 19.30
Un chien andalou di Luis Buñuel, 1929, 16’
Passione d’amore di Ettore Scola, 1981, 110’
La signora della porta accanto, di François Truffaut 1981, 106’
14 novembre
ore 18.30
Senso di Luchino Visconti, 1954, 115’
M. Butterfly di David Cronenberg, 1993, 100’
Il danno di Louis Malle, 1992, 110
15 novembre
ore 18.30
Immacolata e Concetta di Salvatore Piscicelli, 1980, 92’
Camille Claudel di Bruno Nuytten, 1988, 156’
L’âge d’or di Luis Buñuel, 1930
, 60’


L'amore è un fuoco.
Ma non saprai mai se scalderà il tuo cuore o brucerà la tua casa
.
(Joan Crawford)

Quelli di cui ci occupiamo in questa rassegna non sono degli amori qualsiasi, ma – come dice una canzonetta di oggi – sono quegli “strani amori che mettono nei guai”, che possono trasformarsi in qualcosa di malsano, di pericoloso, in “delirio”, in “perdizione”; sconvolgenti per la salute fisica e psichica. Sono quegli amori infelici, che in oltre cento anni di cinema, hanno fatto singhiozzare e lacrimare le platee di tutto il mondo. Qui ci occupiamo di quella passione travolgente e distruttrice che spinge alla deriva l’amante fino al suo sperdimento, al suo annullamento; che si trasforma in paura: paura di non tenere l’altro/a nella sfera del proprio possesso; paura di perderlo/a, di non potere vivere senza di lui/lei, che ritiene indispensabile per la propria esistenza. Parliamo di quell’amore che Stendhal definì amour-passion, incontrollabilmente pervasivo - inarginabile e totalizzante passio e voluttà accecante - privo di qualsiasi remora, che infrange regole e tabù, che ancora oggi intride l’immaginario letterario e cinematografico. Sebbene fin dalla seconda metà del Settecento, da Diderot in poi, nella letteratura francese la follia amorosa, sull’onda della diffusione del romanzo sentimentale, viene considerata come un segno distintivo delle anime belle, è sugli schermi avanguardistici, alle soglie degli anni Trenta del Novecento, che l’amour fou entra prepotentemente, e non più o non solo come risvolto parossistico del sentimento amoroso individuale, ma come «desiderio della sovversione, sovversione gioiosa delle convenzioni sociali oppressive di cui siamo, nello stesso tempo, i riproduttori e le vittime». A imporlo saranno i due geni del surrealismo Luis Buñuel e Salvador Dalí, con Un chien andalou e soprattutto con L’âge d’or. La lettura di quest’ultimo film come espressione massima della rivendicazione surrealista dell’amour fou trova antiche conferme da parte di Buñuel. «Emerge - sottolinea il regista - l'eccitante conflitto di tutta la società umana fra il sentimento dell’amore e qualunque altro di ordine religioso, patriottico e umanitario; anche qui i personaggi e i paesaggi sono reali, però l'eroe è animato dall’egoismo che rende desiderabili tutte le azioni, escludendo il controllo o altro sentimento. L'istinto sessuale e il sentimento della morte formano la sostanza del film. È una pellicola romantica realizzata con tutta la frenesia del surrealismo», E ancora l’entusiastica “investitura” di Breton: «Questo film resta, a tutt'oggi, la sola impresa di esaltazione dell’amore totale quale io lo considero, e le reazioni violente scatenate dalla sua proiezione a Parigi non hanno potuto che consolidare in me la coscienza del suo incomparabile valore. L’amore, in tutto ciò che può avere, per due persone, di assolutamente circoscritto a esse, di isolante dal resto del mondo, non si è mai manifestato con tanta libertà, con così tranquilla audacia».
Negli anni successivi, mediate dalla forma imperante del melodramma hollywoodiano e dalla pagina letteraria ottocentesca arrivano sugli schermi internazionali innumerevoli storie di passione amorosa, assoluta e a risoluzione drammatica. La divina Garbo nel 1935 incarna Anna Karenina, la tragica eroina di Tolstoj, per la regia di Clarence Brown. Poi sarà la volta dei disperati e infelici Catherine e Heathcliff del brontiano Cime Tempestose; della capricciosa Rosella O’Hara, col pensiero fisso al cugino Ashley e il suo turbinoso rapporto col rude marito Rhett, che la costringerà alla solitudine di Tara in Via col Vento; Gene Tierney, Femmina Folle e possessiva nel film di John Stahl e via via sino ai nostrani Carmela, folle d’amore per un ufficiale di guarnigione che l’ha abbandonata, nel film omonimo di Calzavara, tratto da De Amicis; Giovanna e Gino, i diabolici amanti di Ossessione di Visconti, da Cain; e ancor più la tempestosa storia dell’amore impossibile e maledetto tra la contessa veneziana Livia Serpieri e l’ufficiale austriaco Franz Mahler, carica di istinti, rabbie, passioni di una esplicitezza tipicamente melodrammatica, in Senso, sempre di Visconti, da Boito. La ripugnante e inquietante Fosca nel torbido Passione d’amore di Ettore Scola dallo scapigliato Iginio Tarchetti. Poi dalla Francia arriva il cantore per eccellenza dell’amore-passione: possessivo, ossessivo, distruttivo, ma raccontato con tenerezza e poesia. François Truffaut, autore di film memorabili, lievi, raffinati gioielli visivi, ma dai contenuti graffianti, sofferti e tragici, come: Jules e Jim, Adele H, La signora della porta accanto, La mia droga si chiama Julie…
Toccherà alla bellissima Isabelle Adjani incarnare due vittime esemplari di una forma d’amore autodistruttivo: Adele Hugo e Camille Claudel. La prima scappa dal padre per inseguire per terre lontane un amore non corrisposto, causa di dolore e di follia. La seconda, sorella amata del grande drammaturgo Paul Claudel e allieva e amante ripudiata del grande Auguste Rodin. Entrambe pazze per amore, verranno rinchiuse, dal padre l’una e dal fratello l’altra, in clinica psichiatrica, dove vi moriranno. Come si evince da questi pochi esempi cui abbiamo accennato fin qui, la letteratura, il cinema, la vita stessa ci dicono che nella maggior parte dei casi sono le donne le principali vittime della seduzione e della sofferenza amorosa, rari sono i giovani Werther, perché, a detta di qualche studioso, amare troppo e un fenomeno tipicamente femminile, ma di questo non ne siamo poi così certi. Ci chiediamo, piuttosto, se ancora oggi, seduto in poltrona nel buio di una sala cinematografica, disponibile a inseguire il piacere della commozione e della seduzione di una pellicola d’amore, lo spettatore, uomo o donna che sia, possa trarre beneficio da questo rito catartico. Gli strani amori dello schermo incentivati dalla penombra e rimarcati da struggenti colonne sonore danno a ciascuno di noi l’impressione che i travagli amorosi degli “umani” non siano così tremendi come quelli degli eroi e delle eroine su quel pezzo di tela bianca
. (Sebastiano Gesù)

 

(09 novembre 2009)

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