Mercoledì 18 novembre alle 21 al Centro culture Zo riparte la Stagione 2009-2010 di Fuoricircuito con la proiezione del film Ici et ailleur di Jean-Luc Godard (Francia, 1976, 53', v.o., sott. ital.). Interpreti: Anne-Marie Mieville, Jean-Pierre Gorin.
Fuoricircuito è il cineclub realizzato in collaborazione con Zo centro culture contemporanee e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania. Fuoricircuito si concentra su film raramente visibili o mai circuitati in Italia. Tra i film in cartellone quest'anno, titoli di autori noti come Godard e Cronenberg, sebbene ampio spazio è dato sopratutto a film pressoché invisibili (al di fuori dei circuiti festivalieri) o dimenticati o, ancora, mai arrivati in Italia, sia di autori poco noti che ampiamente riconosciuti.
Con questa stagione, nello spirito di un rinnovato rapporto con il pubblico e con l'intenzione di riportare la riflessione sul cinema all'interno della sala - troppo spesso vissuta solo come luogo d'intrattenimento, per un consumo transitorio e superficiale - si vuole inaugurare un nuovo format che, in alcune serate, si proporrà al pubblico come momento di discussione (oltreché di visione) "a tema". Alcuni studiosi di cinema, nella prima parte della serata, interverranno in forma "seminariale", alternando alla viva voce delle loro riflessioni alcuni stralci di materiali filmici e audiovisivi, lasciando poi spazio alla proiezione di un lungometraggio che, esemplarmente, completerà e chiuderà le riflessioni avviate precedentemente.
Ici et Ailleurs (
Qui e Altrove) è il resoconto di un esperienza direttamente vissuta, una sorta di meta-documentario in forma di saggio, con il ritmo cadenzato e la narrazione ricorsiva tipici di Godard. L'Altrove è la Palestina, vista nel 1970, con le sue ferite, le speranze di chi continua a lottare, uomini, donne e bambini, con il fucile in braccio: nelle loro parole la dottrina necessaria a darsi una ragione e negli occhi il sogno della fine di una guerra che, purtroppo, sappiamo ancora attuale. Godard e Gorin si erano recati in Palestina nel 1970 per girare un film in accordo con l'OLP (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina) ma, dopo aver effettuato delle riprese, dovettero abbandonare il progetto per la recrudescenza dei combattimenti in cui perirono, fra gli altri, i leader del movimento da loro filmati in quei giorni. Il progetto rimane quindi incompiuto. Nel frattempo il gruppo Dziga Vertov si scioglie. Ognuno va per la sua strada e, alla stagione dell'impegno politico militante si sostituisce, attraverso un processo di maturazione più che di radicalizzazione, quello della riflessione sulla Storia e sul Cinema come mezzo della sua rappresentazione e della costruzione di "immaginari" (istanze che confluiranno in molti dei lavori successivi di Godard, tra cui Notre musique e la monumentale Histoire(s) du Cinema).
Il Qui è la Francia, il luogo in cui, al contrario, una normale famiglia guarda la televisione, a casa, guardando l'Altrove seduta in salotto e circondata dalla sicurezza di uno status ormai stabile ma ottundente: la casa, la televisione, lo stipendio, la macchina e tutto ciò che costituisce i piccoli obiettivi cui la classe media aspira. Da Qui, dai media, l'Altrove è visto attraverso il filtro di una mediazione che, ancor prima che in-formazione, è educazione, formazione, Bildung di un popolo. E ancor prima che attraverso i media, l'inganno si perpetra attraverso il linguaggio corrente, attraverso quell'ordine delle parole e delle cose per cui un palestinese è un terrorista, senza che ci si chieda perché lo si chiama in questo modo e non si usa un altro termine: partigiano. Parliamo sempre più una lingua parlata da altri che la parlano per noi, prima di noi. Il Qui è anche il luogo in cui si fa ritorno dal viaggio e si inizia a pensare a ciò che si è visto e vissuto, dopo sei anni, nel 1976. E allora le certezze e gli entusiasmi si stemperano alla luce della riflessione e le cose assumono un altro rilievo, vengono messe in rapporto, si tessono relazioni significanti. Quello del ritorno è anche il momento in cui si misura il fallimento di un'impresa dovuto, da una parte, al riconoscimento di una situazione politica che ha decretato la disfatta della lotta palestinese e, dall'altra, soprattutto, al riconoscimento dello scacco del proprio metodo di lettura degli eventi. La dialettica con cui Ici et Ailleurs propone la lotta di liberazione del popolo palestinese è riassunta in cinque momenti: La volontà del popolo, La lotta armata, Il lavoro politico, La guerra prolungata, Fino alla Vittoria. E questi momenti, con una logica stringente, conseguono l'uno con l'altro in una sequenza di conquista civile: La volontà del popolo + La lotta armata = La guerra del popolo + Il lavoro politico = L'educazione del popolo + La logica del popolo = La guerra prolungata che, infine, conduce alla Vittoria. Se il film inizia sulle immagini girate sei anni prima, nel 1970, in Palestina, e la sua costruzione riflette la "passione" politica di quell'impresa registica e la "forma" intellettuale con la quale la si affrontava, la parte restante di Ici et Ailleurs porta la cronaca a casa e scopre la Storia, fa i conti con gli errori di quella visione iniziale. E li fa letteralmente, alla maniera sottilmente ironica di Godard, usando una calcolatrice: 1789+1917+1936+1968... Le date della Storia europea, dalla Rivoluzione francese, a quella d'Ottobre, al Fronte popolare, sino al Maggio, non producono una somma in grado di "risolvere" la questione palestinese. Il portato intellettuale e civile di quelle lotte collassa nel confronto con l'attualità dell'Altrove. «Forse abbiamo fatto qualche errore d'addizione», dice Godard, «forse bisognava sottrarre». Non a caso il film inizia affermando: «questo film nel 1970 si chiamava "Fino alla vittoria", oggi si chiama "Ici et Ailleurs"». Così la lotta per la Vittoria lascia il posto alla comprensione delle differenze, alla misura di uno scarto e di ciò che stà in mezzo, quell' "et" che marca la distanza e allo stesso tempo getta un ponte tra due mondi, tra due modi di vedere e di fare il mondo. Qui e Altrove, Vittoria e Disfatta, Straniero e Nazionale, Domanda e Risposta, Sogno e Realtà... cercando di misurare le differenze, a volte inassimilabili, e sforzandosi di trovare nuove sintesi. «Imparare a vedere qui, per capire l'altrove. Imparare la lingua degli altri per vedere cosa fanno. Gli altri, l'”altrove” del nostro “qui”» (Ivano Mistretta)
Grazie alla convenzione stipulata con l'Ersu, tutti gli studenti universitari potranno abbonarsi alla stagione di proiezioni di Fuoricircuito al prezzo speciale di € 14 (anziché € 28). Gli interessati potranno ritirare il modulo di sottoscrizione recandosi presso la sede dell'Ersu (via Etnea n° 570) a partire da lunedì 16. Info: info@fuoricircuito.itIndirizzo - tel. 329.6656945
(18 novembre 2009)
Fuoricircuito 2009-2010