Mercoledì 17 marzo alle 20:30 al Centro culture Zo prosegue la Stagione 2009-2010 di Fuoricircuito con la presentazione di Semi di Cinema - La luce nera, a cura di Alessandro De Filippo.
Venti immigrati. Una barca alla deriva, a motore spento. Unico suono il rumore del mare. E il respiro degli uomini. Mare e uomini e sole, nient’altro. Non c’è più acqua da bere e Ousmane sta male. Ha i brividi, suda, è freddo. Sta morendo. Bisogna decidere se tenerlo o buttarlo giù. Bisogna decidere se dargli la sua razione d’acqua da bere o lasciarlo spegnere. Era un amico Ousmane. Ma ormai è spacciato e la sua acqua da bere può servire a tutti gli altri. Bisogna decidere. Questo è il nodo tragico di goor. Da questo viluppo di emozioni, di religione, di sentimenti, di politica, di etica, di storia e identità nasce un tentativo di rappresentazione, il progetto di un film. Un film che però non riesce a raccontare una storia così complicata, un nodo così aggrovigliato e complesso. E si ferma a riflettere. Il film si interrompe e si interroga. Perché ci sono cose che il cinema non sa raccontare. Non ci riesce. La complessità del fenomeno dell’immigrazione si scontra con la superficialità dei media audiovisivi. Il cinema e la televisione mostrano tutta la propria inefficacia espressiva di fronte alla difficoltà di rappresentare ciò che deve essere analizzato e distinto in un campo di differenze. I mass-media tendono a generalizzare e semplificare, si lasciano guidare dalla moda del momento e raccontano un mondo che non esiste, fatto di luoghi comuni a volte colpevolmente ripetuti e dati per verità assolute, per dogmi inconfutabili. Ecco perché goor si interrompe, e infrange i sogni degli autori, dei tecnici, degli attori sugli scogli della complessità. Perché ci sono sempre mille motivi dietro o prima, ci sono premesse e postfazioni, commenti e note a margine. E il cinema è così bello che non può torcersi o spezzettarsi dietro tante spinte e bisogni particolari. Il cinema vuole essere bello. Allora finge, si imbelletta oppure obbedisce alla Società dello Spettacolo. Si offre come intrattenimento. L’ha fatto così tante volte che adesso forse non è più in grado di fare altrimenti. E goor vuole essere una riflessione proprio su questa incapacità consapevole, su questa rinuncia colpevole. Autori, tecnici e attori si chiedono: possiamo raccontare la nostra verità? Possiamo essere sinceri? E come? Intanto siamo fermi in mezzo al Mediterraneo. In mezzo a quest’infinito panico di sole e di acqua salata. Che è stato il centro del mondo, che è stato il centro della cultura umana. I partecipanti al progetto goor, italiani e stranieri di età compresa tra 16 e 40 anni, hanno lavorato insieme su una struttura narrativa che riuscisse a produrre una sincera forma di auto-rappresentazione, in linea con il motto che abbiamo scelto: raccontare e raccontarsi. La sceneggiatura non è stata quindi “imposta dall’alto”, non è cioè il risultato della scrittura artistica solitaria di un autore (europeo, che non ha vissuto l’esperienza della migrazione, che non ne conosce i sogni, le aspettative, le paure e le delusioni), ma piuttosto il frutto di un confronto tra persone diverse, portatrici di culture ed esperienze differenti, che insieme hanno provato a riflettere, a ragionare sulle possibilità di incontro e di relazione. Così è tutto molto più difficile, perché è imprevedibile e rischioso (non definito a priori, a tavolino), ma è anche molto più sincero, molto più onesto. Il film è un mediometraggio di docu-fiction. Il titolo è goor, in minuscolo, che significa "uomo" in lingua wolof (Senegal). Ma è un titolo mutevole, perché può trasformarsi in ogni luogo dove viene presentato e proiettato il film: ànthropos (Grecia), mtu (in swahili, Kenya), nguoi (Vietnam), ren (Cina), homme (Francia), hombre (Spagna), human being (U.K. o U.S.A.), njeri (Albania), insan (in arabo), pessoa (Portogallo o Brasile). Il titolo è importante, perché dà identità. È come il nome per una persona.
Fuoricircuito è il cineclub realizzato in collaborazione con Zo centro culture contemporanee e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania. Fuoricircuito si concentra su film raramente visibili o mai circuitati in Italia. Tra i film in cartellone quest'anno, titoli di autori noti come Godard e Cronenberg, sebbene ampio spazio è dato sopratutto a film pressoché invisibili (al di fuori dei circuiti festivalieri) o dimenticati o, ancora, mai arrivati in Italia, sia di autori poco noti che ampiamente riconosciuti.
Info: info@fuoricircuito.it - tel. 329.6656945
(17 marzo 2010)