Venerdì 25 maggio, alle 11, al Medialab di piazza Dante 14, proiezione in lingua greca con sottotitoli in italiano del film Un tocco di zenzero di Tasos Boulmetis (Grecia, 2005).
La pellicola narra la storia di un giovane greco, di nome Fanis, cresciuto a Istanbul. Una volta cresciuto, Fanis diventa un cuoco eccellente e usa a sua volta le spezie per dare sapore alla vita di quanti lo circondano. Trentacinque anni dopo aver lasciato la sua città natale per la capitale greca Atene, Fanis ritorna a Istanbul da professionista affermato.
Dopo aver riscosso successi al 44° Thessaloniki International Film Festival, la pellicola in parte autobiografica del regista Tassos Boulmetis (Dream Factory) è stata presentata al Tribeca Film Festival di New York e, all’uscita nelle sale cinematografiche greche, ha ottenuto un successo senza precedenti. Il film è stato scelto per rappresentare nel 2005 la Grecia agli Oscar come Miglior Film Straniero. E’ stato scritto, diretto e coprodotto da Boulmetis stesso che ha riversato in questo progetto la massima passione in quanto la storia si basa, per gran parte, su fatti accaduti realmente nella sua vita.
La pellicola è ambientata all’inizio degli anni ’60 ed ha come sfondo i difficili rapporti tra Greci e Turchi. I Greci che vivevano ad Istanbul hanno avuto la sfortuna di patire le conseguenze di un vero e proprio conflitto politico. Da un lato, c’era la polizia turca che con metodo ha spopolato buona parte della minoranza e dall’altra una miope polizia greca che, senza alcuna strategia, ha lasciato che questo avvenisse.
Vedendo il film si potrebbe pensare che il protagonista principale sia il cibo. Per più di una sequenza si ha l’impressione di stare seduti a tavola aspettando l’arrivo delle varie portate. I blocchi narrativi si succedono rispettando precisamente la sequenza di un lungo e prelibato convivio fatto di antipasti, piatti principali seguiti dal dessert finale. Il cibo riveste, certo, una parte importante all’interno della pellicola ma svolge, per lo più, una funzione di accompagnamento. È più un contorno alle storie dei personaggi e nello stesso tempo segna il passaggio da un momento comico ad uno drammatico o viceversa. Ciò che, invece, vuole fare il regista è sviluppare l’idea di una separazione. In questo caso è il distacco da una città in cui si è vissuto per lungo tempo e la lontananza da persone che il tempo non è stato in grado di rimuovere. Due persone hanno segnato Fanis bambino: l’adorato nonno Vassilis, un filosofo, proprietario di una bottega di spezie, uomo di forti principi e di grande saggezza, che insegnava al nipote i segreti della cucina, gli effetti delle spezie sull’animo umano e lo introduceva all’astronomia che è pur sempre una gastronomia e l’amica coetanea Saime, unico amore della sua vita, che ballava per lui, strappandogli segreti di cucina. Un’infanzia felice quella di Fanis, fino alla tragedia dell’espulsione della famiglia dalla Turchia, dato che il padre era un greco ortodosso. Fanis adulto si troverà a fare i conti con il proprio passato e ritornerà in Turchia, sulle tracce del nonno e di Saime
Per il regista rappresentare il periodo storico del film non è stato facile specialmente per quanto riguarda gli esterni. La Istanbul di oggi, nonostante abbia alcuni elementi del passato, è completamente diversa da quella del passato. Per questo motivo Boulmetis dopo aver ricostruito, con l’aiuto delle immagini elettroniche, gli ambienti tipici della Instanbul anni Cinquanta, vi ha inserito gli attori in carne e ossa che avevano precedentemente filmato su un palcoscenico.
(25 maggio 2007)