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Vorrei una voce

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Venerdì 13 e sabato 14 marzo alle 21, al Teatro Ambasciatori di Catania, va in scena il monologo scritto e interpretato da Tindaro Granata, dedicato alla figura e alla voce di Mina

Venerdì 13  e sabato 14 marzo alle 21, al Teatro Ambasciatori di Catania, va in scena "Vorrei una voce", uno spettacolo scritto e interpretato da Tindaro Granata, che nasce da un’esperienza umana e artistica straordinaria del protagonista: il lungo laboratorio teatrale condotto da Granata all’interno della Casa Circondariale di Messina, nel teatro “Piccolo Shakespeare”, con le detenute di alta sicurezza, nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare. Quattro anni di incontri, emozioni, cadute e rinascite che oggi diventano materia scenica viva.

Scritto in forma di monologo e costruito attraverso le canzoni di Mina cantate in playback. Il fulcro della drammaturgia è il sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. Vorrei una voce è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di farlo.

Cuore pulsante dello spettacolo è la presenza di un filmato inedito di Mina, donato personalmente dalla cantante italiana all’artista siciliano. Un gesto raro, prezioso, che suggella un legame autentico tra l’interprete e la “Tigre di Cremona”.

Non solo: Mina ha espresso il proprio apprezzamento per lo spettacolo, riconoscendone la delicatezza, la profondità e la forza emotiva. Un riconoscimento che impreziosisce ulteriormente un progetto nato dall’urgenza interiore e diventato oggi un evento teatrale di grande intensità.

La sua voce attraversa la scena come presenza viva, colonna sonora dell’anima, spazio emotivo dentro cui prendono forma le storie.

In scena c’è solo Tindaro Granata. Ma con lui ci sono gli sguardi, le lacrime, i sorrisi e le fragilità di quelle donne. Non vengono raccontati i reati, non c’è giudizio: c’è l’anima.

Attraverso la forma del monologo, l’antica forza del cunto siciliano, e l'aiuto dell'importantissimo disegno luci, Granata attraversa identità e generi, facendosi corpo e voce di un’umanità che chiede una seconda possibilità.

Le atmosfere luminose richiamano i concerti storici di Mina, mentre i costumi scintillanti evocano quella femminilità che, dentro il carcere, non può essere espressa ma che sul palco esplode in luce e dignità.

(13 marzo 2026)

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