La terribile vicenda di Isoke Aikpitanyi, vittima nigeriana della tratta a fini di sfruttamento sessuale ma che ha trovato la forza di emanciparsi, sarà il tema dell’incontro L’altra metà dei diritti – Voci dalla tratta, in programma per sabato 10 novembre alle 10, nell’aula magna della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania (via Vittorio Emanuele II, 49).
La storia di Isoke Aikpitanyi, raccontata dalla giornalista Laura Maragnani nel libro-inchiesta Le ragazze di Benin City. La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia (edita da Melampo Editore) sarà presentata per la prima volta a Catania nel corso dell’incontro organizzato da Amnesty International (Circoscrizione Sicilia) nell’ambito della campagna “Mai più violenza sulle donne”, dal Comitato Pari Opportunità e dai Circuiti culturali dell'Università di Catania, e in collaborazione con "Cosmica" (Centro per gli studi sul mondo islamico contemporaneo e l’Africa), con il Dottorato in "Tutela dei Diritti umani" e con il Dipartimento di Studi politici della facoltà di Scienze politiche.
Il libro pone all’attenzione dell’opinione pubblica la drammatica piaga della compravendita degli esseri umani partendo proprio dalla prospettiva delle vittime. Dopo le testimonianze delle autrici del libro, interverranno il prof. Federico Cresti, docente di Storia dell’Africa alla facoltà di Scienze politiche di Catania, che interverrà con una relazione sul tema “Africa e schiavitù”, seguirà l’intervento della responsabile del Gruppo Italia 72 di Amnesty International Catania, Simonetta Cormaci; a moderare l’incontro sarà la prof.ssa Rita Palidda, presidente del Comitato pari Opportunità dell’Ateneo.
LE RAGAZZE DI BENIN CITY di Laura Maragnani e Isoke Aikpitanyi
Il libro è nato dalla strettissima e felice collaborazione tra Laura Maragnani, giornalista di Panorama, già fortunata autrice di “Nero Padano”, che si occupa da sempre di diritti civili, emarginazione e minoranze, e Isoke Aikpitanyi, che ha vissuto sulla sua pelle la schiavitù della tratta e che oggi sta creando la prima casa di accoglienza per le ragazze nigeriane di strada.
“La prima volta che vai sulla strada per lavorare sei nel panico. Io ricordo la strada. Ricordo il marciapiede. Ricordo la mia vergogna di stare lì, con dei vestiti assurdi. E l’attesa. Ricordo l’attesa che qualcuno arrivasse e mi facesse un segno dal finestrino abbassato, che dicesse vieni, che dicesse quanto. Ricordo ancora la voce dei primi che mi hanno chiamato, e la mia voce che rispondeva no, no, no”.
Ma “Le ragazze di Benin City” non racconta solo la storia di Isoke, ma quella sempre uguale e sempre diversa di tante tra quelle ragazze bellissime, nere, statuarie che arrivano in Europa attratte da una promessa di lavoro e poi finiscono a “sbattere” sui marciapiedi, costrette a pagare un debito interminabile.
Il libro punta il dito su questa realtà terrificante, svela la vita incredibilmente crudele che le ragazze sopportano, sempre su “quei tacchi ridicoli e la carne di fuori”. Ma non tutte sopravvivono, e chi ci riesce lo fa ad un prezzo altissimo: “più alto del marciapiede e delle botte, dell’umiliazione e della solitudine e della vergogna: sono vive perché accettano l'inaccettabile. Sono state zitte quando hanno detto loro di tacere, e mentito quando c'era da mentire. Hanno visto le amiche sanguinare a morte, e non sono andate alla polizia per paura o per viltà”.
(10 novembre 2007)